Nausicaa and the ball

Nausicaa playing ball with handmaids

One of the ball’s first appearances in literature is the one contained in Book VI of Odyssey written by Homer, composed near the end of the 8th century BC, relating to the myth of Nausicaa. Nausicaa, the daughter of the king, waiting with her maids for the laundry to dry at the sun, entertain herself playing something similar to dodge ball. At a certain point of the game the ball falls into the water and the girls started screaming, awakening Ulysses.
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Una delle prime apparizioni della palla nella letteratura è quella contenuta nel Sesto Libro dell’Odissea, scritta da Omero intorno alla fine dell’VIII secolo AC, relativa al mito di Nausicaa. Nausicaa, la figlia del re, attendendo l’asciugarsi del bucato con le sue ancelle, si intrattiene giocando ad un gioco simile alla palla prigioniera. Ad un tratto, durante il gioco, la palla cade nell’acqua e genera le urla delle fanciulle, che svegliano Ulisse.


Once they’d washed the clothes and cleaned off all the stains,

they laid the garments out in rows along the sea shore,
right where the waves which beat upon the coast                                 
had washed the pebbles clean. Once they had bathed themselves
and rubbed their bodies well with oil, they ate a meal
beside the river mouth, waiting for the clothes to dry
in the sun’s warm rays. When they’d enjoyed their food,
the girl and her attendants threw their head scarves off                               
to play catch with a ball, and white-armed Nausicaa
led them in song. Just as when archer Artemis
moves across the mountains, along lofty ridges
of Erymanthus or Taygetus, full of joy,
as she pursues wild boars and swiftly running deer,                             
with nymphs attending on her, daughters of Zeus,
who bears the aegis, taking pleasure in the hunt,
and Leto’s heart rejoices, while Artemis
holds her head and eyebrows high above them all,
so recognizing her is easy, though all of them
are beautiful—that’s how that unmarried girl
stood out then from her attendants.

But when the girl                                    
was going to harness up the mules and start to fold
the splendid clothes to make the journey homeward,
Athena, bright-eyed goddess, thought of something else,                 
so that Odysseus might wake up and then could see
the lovely girl, who would conduct him to the city
of Phaeacian men. So when the princess threw the ball
at one of those attendants with her, she missed the girl
and tossed it in the deep and swirling river.
They gave a piercing cry which woke up lord Odysseus.
So he sat up, thinking in his heart and mind:

“Here’s trouble! In this country I have reached,
what are the people like? Are they violent
and wild, without a sense of justice?                                                
Or are they kind to strangers? In their minds
do they fear the gods? A young woman’s shout
rang out around me—nymphs who live along
steep mountain peaks and by the river springs
and grassy meadows. Could I somehow be
near men with human speech? Come on then,
I’m going to try to find out for myself.”

/

“Tosto che fur dell’argentino fiume
Alla pura corrente, ed ai lavacri
Di viva ridondanti acqua perenne,
Da cui macchia non è, che non si terga,
Sciolsero i muli, e al vorticoso fiume,
Il verde a morsecchiar cibo soave
Del mele al pari, li mandaro in riva.
Poscia dal cocchio su le braccia i drappi
Recavansi, e gittavanli nell’onda,
Che nereggiava tutta; e in larghe fosse
Gïanli con presto piè pestando a prova.
Purgati, e netti d’ogni lor bruttura,
L’uno appo l’altro gli stendean sul lido,
Là dove le pietruzze il mar poliva.
Ciò fatto, si bagnò ciascuna, e s’unse,
E poi del fiume pasteggiâr sul margo:
Mentre d’alto co’ raggi aureolucenti
Gli stesi drappi rasciugava il Sole.
Ma, spento della mensa ogni desio,
Una palla godean trattar per gioco,
Deposti prima dalla testa i veli;

Ed il canto intonava alle compagne
Nausíca bella dalle bianche braccia.
Come Diana per gli eccelsi monti
O del Taigeto muove, o d’Erimanto,
Con la faretra agli omeri, prendendo
De’ ratti cervi, e de’ cinghiai diletto:
Scherzan, prole di Giove, a lei d’intorno
Le boscherecce Ninfe, onde a Latona
Serpe nel cor tacita gioja; ed ella
Va del capo sovrana, e della fronte
Visibilmente a tutte l’altre, e vaga
Tra loro è più qual da lei meno è vinta:
Così spiccava tra le ancelle questa
Da giogo marital vergine intatta.
Nella stagion, che al suo paterno tetto,
I muli aggiunti, e ripiegati i manti,
Ritornar disponea, nacque un novello
Consiglio in mente all’occhiglauca Diva,
Perchè Ulisse dissonnisi, e gli appaja
La giovinetta dalle nere ciglia,
Che de’ Feaci alla cittade il guidi.
Nausíca in man tolse la palla, e ad una
Delle compagne la scagliò: la palla
Desviossi dal segno, a cui volava,
E nel profondo vortice cadè.

Tutte misero allora un alto grido,
Per cui si ruppe incontanente il sonno
Nel capo a Ulisse, che a seder drizzossi,
Tai cose in sè volgendo: Ahi fra qual gente
Mi ritrovo io? Cruda, villana, ingiusta,
O amica degli estrani, e ai Dii sommessa?
Quel, che l’orecchio mi percosse, un grido
Femminil parmi di fanciulle Ninfe,
Che de’ monti su i gioghi erti, e de’ fiumi
Nelle sorgenti, e per l’erbose valli
Albergano. O son forse umane voci,
Che testè mi feriro? Io senza indugio
Dagli stessi occhi miei sapronne il vero.”
Sources: Odyssey, Odissea, Wikipedia
Image: mondaybeginsonsaturday

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